Violet Hill

Settembre 21, 2008

Collina Delle Viole

Era un lungo e tetro Dicembre

Dalle punte dei tetti, ricordo

che c’era la neve

neve biancaChiaramente ricordo

Dalle finestre, loro guardavano

Mentre noi, laggiù, congelavamo

Quando il futuro è architettato

da un carosello di idioti in esibizione

faresti meglio a mentire piano

Se mi ami,

non me lo faresti sapere?

Era un lungo e tetro Dicembre

quando le banche diventarono cattedrali

e la volpe

Diventò Dio

I preti si appigliavano alle Bibbie

scavavano per regolare i fucili

e la croce era portata in alto

Seppelliscimi con l’armatura

quando sono morto, ed ho colpito il suolo

I miei nervi sono Poli che non si sciolgono

Se mi ami,

non me lo faresti sapere?

Non voglio essere un soldato

che il comandante di una qualche nave che affonda

metterebbe sottocoperta

Quindi, se mi ami

Perchè mi lasceresti andare?

Ho portato il mio amore fino alla Collina delle Viole

Lì ci siamo seduti nella neve

Per tutto quel tempo lei però è rimasta in silenzio

Le ho detto, se mi ami,

non me lo faresti sapere?

Se mi ami,

non me lo faresti sapere?

Coldplay


20 settembre ricordando il Papa Re

Settembre 20, 2008

20 settembre? Viva il Papa-Re!

I caduti pontifici
Pubblichiamo l’elenco dei diciannove caduti dell’Esercito Pontificio deceduti il 20 settembre 1870 e nei giorni successivi in seguito alle ferite:
Zuavi
Sergente Duchet Emilio, francese, di anni 24, deceduto il 1 ottobre.
Sergente Lasserre Gustavo, francese, di anni 25, deceduto il 5 ottobre.
Soldato de l’Estourbeillon, di anni 28, deceduto il 23 settembre.
Soldato Iorand Giovanni Battista, deceduto il 20 settembre.
Soldato Burel Andrea, francese di Marsiglia, di anni 25, deceduto il 27 settembre.
Soldato Soenens Enrico, belga, di anni 34, deceduto il 2 ottobre.
Soldato Yorg Giovanni, olandese, di anni 18, deceduto il 27 settembre.
Soldato De Giry (non si hanno altri dati).
altri tre soldati non identificati, deceduti il 20 settembre.
Carabinieri:
Soldato Natele Giovanni, svizzero, di anni 30, deceduto il 15 ottobre.
Soldato Wolf Giorgio, bavarese, di anni 27, deceduto il 28 ottobre.
Dragoni:
Tenente Piccadori Alessandro, di Rieti, di anni 23, deceduto il 20 ottobre.
Artiglieria:
Maresciallo Caporilli Enrico, italiano, deceduto il 20 ottobre.
Soldato Betti, italiano, deceduto il 20 settembre.
Soldato Curtini Nazzareno, italiano, deceduto il 20 settembre.
Soldato Taliani Mariano, di Cingoli, di anni 29, deceduto il 20 settembre.
Soldato Valenti Giuseppe, di Ferentino, di anni 22, deceduto il 3 ottobre.

L’erosimo di Alessandro Piccadori, tenente dei Dragoni Pontifici
… Alessandro Piccadori, reatino di 24 anni, aveva ricevuto pochi minuti fa l’ordine di recarsi da Porta San Giovanni, dove si trovava a difendere le postazioni pontificie, al vicino convento di padri passionisti presso la Scala Santa per telegrafare al ministero delle Armi le ultime novità della battaglia. Giunto davanti all’edificio, il dragone ha trovato una piccola folla composta di impiegati e religiosi che erano scesi in strada per cercare un posto dove ripararsi: da qualche minuto infatti la batteria italiana ha preso di mira la zona tra il palazzo Lateranense e la scala Santa. Sconsigliato dai passionisti e dai militari a entrare nel palazzo, il giovane è salito di corsa nella sala della biblioteca dove si trova il telegrafo quasi inseguito da due frati, padre Angelino e fratel Paolo Giacinto: i quali, di fronte a tanto ardimento, non se la sono evidentemente sentita di lasciare solo il valoroso dragone. Ma, appena il tenente è entrato nella biblioteca e ha raggiunto l’apparecchio trasmittente, una granata è piombata nella stanza e scoppiando una scheggia lo ha colpito al capo uccidendolo all’istante, un frammento ha ferito al braccio con una profonda lesione anche fratel Paolo Giacinto. Padre Angelino, rimasto incolume, pur terrorizzato nella stanza piena di fumo e imbrattata di sangue, mentre il correligioso chiudeva aiuto torcendosi dal dolore, ha potuto impartire l’estrema unzione all’ufficiale pontificio.
(Antonio Di Pierro, L’ultimo giorno del Papa Re, pagg. 133-134, Mondadori 2007)

Un fiore sulle tombe dei caduti pontifici
I corpi degli ufficiali e dei soldati pontifici caduti durante le diverse battaglie (Castelfidardo 1860, Agro Romano 1867, difesa di Roma 1870) furono sepolti nelle città e nelle nazioni di provenienza, tranne alcune eccezioni che segnaliamo. I dati sono stati raccolti da  L’Avant-Garde, bollettino dei Discendenti degli Zuavi Pontifici, nn. dal 1997 al 2002.

Il gen. Hermann Kanzler (del Baden-Württemberg, 28/3/1822 – Roma 5/1/1888), Comandante in capo delle truppe pontificie e Pro-Ministro delle Armi, dopo il 20 settembre volle rimanere a Roma. E’ sepolto in una cappella al Cimitero del Verano (la prima della fila sotto la Rupe Caracciolo, dietro la chiesa del cimitero), insieme alla moglie Laura dei Conti Vannutelli e al figlio, Rodolfo, importante archeologo. Accanto vi è una cappella con la tomba di Madame de Charette, moglie di Athanase de Charette, comandante degli Zuavi.
Nelle immediate vicinanze vi sono delle tombe di alcuni militari (tutti francesi):
- Paul Saucet, sergente degli Zuavi, nato il 16/11/1842, morì di malattia a Roma il 22/11/1861; partecipò alla battaglia di Castelfidardo, dove salvò la vita al suo capitano, Athanase de Charette.
- Zuavo Achille de Bligny, nato 11/6/1826, si arruolò il 21/2/1861, morì all’ospedale militare di Marino il 27/8/1861; una magnifica scultura raffigurante uno zuavo sovrasta la sua tomba.
- Zuavo Henri Foucault des Bigottières, 9/4/1827, si arruolò il 30/9/1867, fu assassinato un mese dopo a pugnalate da un sicario garibaldino il 25/10/1867 a Trastevere.
- Adéodat e Emmanuel Dufournel. Adèodat, nato il 18/8/1838, si arruolò nel 1860. Capitano degli Zuavi, partecipò alla battaglia di Castelfidardo e alla campagna militare del 1867. Morì il 5/11/1867 in seguito alle ferite riportate. Emmanuel, nato il 22/2/1840, si arruolò col fratello nel 1860. Sottotenente degli Zuavi, morì il 20/10/1867 a Valentino, in seguito alle ferite riportate il giorno precedente nella battaglia di Farnese.
Tutte queste tombe si trovano nel più totale abbandono, vergognosamente dimenticate dal Vaticano. L’anno scorso, per il 140° anniversario della vittoria di Mentana, sono state – per quanto possibile – ripulite da alcuni fedeli romani dell’Istituto Mater Boni Consilii.

Delle tombe di soldati papalini si trovano anche in altre cittadine laziali, dove si svolsero le battaglie del 1867. Pubblichiamo (senza possibilità di verifica) l’elenco riportato da L’Avant-Garde:
Agnani: nella chiesa di Sant’Antonio.
Albano: nel cimitero.
Ceprano: nella chiesa cattedrale.
Frascati: nella cattedrale e nel cimitero.
Marino: nella cripta della cattedrale.
Monterotondo: al cimitero. Il Comune a fine ‘800 ha posto una lapide con la scritta: “i mercenari del Papa”. L’anno scorso la direzione del cimitero ha rifiutato un nostro progetto per cambiare la lapide (mercenari della democrazia?).
Palombara: nella chiesa dei Cappuccini.
Piverno: nel cimitero.
Prossedi: nella chiesa collegiata di sant’Agata.
Sezze: nel convento (di san Francesco?).
Subiaco: nel cimitero.
Velletri: nella chiesa di santa Lucia.
Veroli: nella chiesa santa Maria Salomè.
Viterbo: nel cimitero di san Lazzaro.

Invitiamo a portare un fiore sulle tombe di coloro che morirono per difendere Pio IX e la Santa Sede dall’aggressione voluta e realizzata dalla setta massonica. Una delegazione del Centro studi Federici domenica 21 settembre 2008 porterà un omaggio floreale alla tomba del gen. Kanzler e al monumento ai soldati papalini voluto da Pio IX al Verano (al Pincetto).

La vecchia Roma dei Papi
Lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius, che per quasi vent’anni visse a Roma, seppur razionalista e protestante e autore di opere dove espresse molte critiche al papato, dopo il 20 settembre scrisse:
“Roma è diventata una tomba imbiancata. Vengono ricoperte di bianco le case, persino i dignitosi palazzi antichi, si gratta via la ruggine dei secoli.
I conventi vengono tramutati in uffici. Dopo secoli il sole e l’aria penetrano di nuovo in queste clausure di frati e di monache. I frati che ancora vi risiedono ne vengono stanati come i tassi. Fa pena vederli vagare, come spiriti, nelle loro camerette, nei chiostri e nei corridoi.
La vecchia Roma sta tramontando. Vi sarà qui un mondo nuovo. Io però sono felice di essere vissuto per tanto tempo nella vecchia Roma”.
(Antonio Di Pierro, L’ultimo giorno del Papa Re, pag. 292, Mondadori 2007)

VIVA PIO IX! VIVA IL PAPA-RE!

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Pace orientale

Settembre 20, 2008

Tutta l’abside con l’altare e le statue dei santi e le vetrate sono state completamente bruciate nell’incendio nell’edificio sacro costruito 150 anni fa e restaurato nel 1997 dopo un terremoto.

NEW DELHI – Continuano in tutta l’India le violenze contro i cristiani. Da nord a sud le televisioni del paese raccontano di attacchi a clero, religiosi, istituzioni religiose e luoghi di culto. Oggi l’ultimo caso, con una secolare cattedrale data alle fiamme a Jabalpur, nel centro del paese.

L’attenzione si è spostata dall’Orissa (dove in alcuni distretti continuano le violenze e ieri è stato ucciso un poliziotto dalla folla inferocita) al Karnataka, nel profondo sud. Qui da una settimana è in atto una caccia al cattolico che ha visto anche alcune sette cristiane protestanti unirsi prendere parte alle violenze contro i cattolici. Ci sono stati numerosi incidenti in questo stato, tanto da forzare il governo locale ad ordinare una inchiesta straordinaria nei confronti degli attacchi di questi giorni che hanno visto in una settimana date alle fiamme oltre 20 chiese.

Un giudice in pensione della corte suprema sarà a guida di un team di investigatori e magistrati che dovrà fare luce anche sugli scontri tra bande induiste e polizia a seguito della protezione che quest’ultima ha dato ad alcune istituzioni cattoliche, minacciate dai fondamentalisti. Il governo del Karnataka ha deciso lo stato di allerta e di dispiegare più agenti per le strade. Si sta anche decidendo se usare o meno il ricorso a coprifuoco e al controllo diretto del governo centrale. Il Karnataka è uno dei pochi stati guidati da un governo a maggioranza del Bharata Janata Party (BJP) il partito di ispirazione induista che ha il sostegno anche di frange estremiste.r

http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/India_violenze_anti_cristiani_bruciata_cattedrale_Jabalpur.html?siteSect=146&sid=9751076&cKey=1221845769000&ty=ti&positionT=2


Meglio la lista nera

Settembre 20, 2008

TOKYO (19 settembre) – «Ora che gli Stati Uniti hanno mostrato il loro vero volto, la Nord Corea non desidera più essere tolta dalla lista degli stati che sostengono il terrorismo, nè si aspetta che ciò venga fatto». È quanto ha detto oggi un portavoce del ministero degli esteri nordcoreano, confermando la prossima riattivazione dell’impianto nucleare di Yongbyon. Il portavoce, le cui dichiarazioni sono state riportate dall’agenzia nordcoreana Kcna e riprese dalla giapponese Kyodo, ha precisato che i lavori di riavvio a Yongbyon verranno iniziati «tra qualche tempo».

Questa mattina un responsabile nordcoreano aveva già annunciato che il reattore sarebbe stato rimesso in funzione. A fine giugno, la torre di raffreddamento dell’impianto era stata abbattuta a seguito dell’accordo a sei sul disarmo – Cina, Usa, Coree, Russia e Giappone. Il negoziatore statunitense sul nucleare nordcoreano, Christopher Hill, aveva quindi annunciato il ritiro immediato della Nord Corea dalla lista degli “stati canaglia”, non appena Pyongyang avesse accettato un meccanismo di controllo delle proprie installazioni nucleari.

«La questione delle verifiche è totalmente sganciata dalle concessioni politiche degli Stati Uniti», ha detto il portavoce Hak-Bong Hyon. Secondo gli osservatori, le dichiarazioni odierne potrebbero lasciare intendere un ritiro della Corea del nord dagli impegni presi in campo nucleare in attesa del cambio di amministrazione a Washington.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31334&sez=HOME_NELMONDO


Per un pugno di voti

Settembre 20, 2008

(APCOM)

Belgrado, 19 set. (Apcom) – Il presidente della Repubblica serbo Boris Tadic partirà domenica alla volta di New York alla guida della delegazione che parteciperà alla 63ma sessione dell’Assemblea generale dell’Onu. Obiettivo dichiarato, ottenere il voto della maggioranza dei Paesi Onu necessario per poter chiedere il parere della Corte internazionale di giustizia (Icj) sulla conformità al diritto internazionale della dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo dello 17 febbraio 2008.

Basterà un solo “sì” di vantaggio per riuscire “a trasferire la questione del Kosovo dal terreno della politica a quello del diritto”, recita la nota diffusa oggi della Presidenza della Repubblica serba.

Ma in questa fase la questione è ancora tutta politica: si tratta di ottenere “quanto più supporto possibile” prosegue il presidente nel comunicato di vigilia alla sua partenza. E per riuscirci non sarà risparmiato un colpo, sulla scia del primo successo centrato la scorsa settimana: i 28 paesi membri del Comitato generale dell’Assemblea generale – che redige in via preliminare l’agenda dei lavori – hanno accettato all’unanimità di inserire il voto sul ricorso serbo all’ordine del giorno.

“Un’importante vittoria, ma non definitiva” commentava il ministro degli esteri Vuk Jeremic, volato in India a tentare di incassare il sostegno di New Dehli, storicamente a confronto con problematiche indipendentiste.

Un’azione di lobby internazionale a tutto campo, che vedrà a New York il primo cittadino serbo impegnato ad incontrare “oltre trenta capi di delegazione” e pronto ad affrontare “giorni durissimi nella difesa degli interessi legittimi del nostro paese”

Anche se privo di valore vincolante, per Belgrado un parere favorevole del più alto organo di giustizia internazionale sarebbe “di vitale importanza e grandissimo peso” e consentirebbe di “trovare nuovi modi e nuova capacità di riaprire le negoziazioni”. In altri termini non si potrebbe obbligare a ritrattare i 47 Paesi dei 192 Onu, che hanno già riconosciuto Pristina, ma certamente contribuire a rafforzare le reticenze degli altri.

Sulla non obbligatorietà del parere della Corte si snoda, inoltre, la posizione di diversi Stati che pur riconoscendo Pristina non intendono ostacolare Belgrado in sede Onu: l’Italia è tra questi. ll nostro Paese oltre a vantare – Kosovo a parte- ottime relazioni bilaterali con Belgrado, ritiene pragmaticamente che l’anno e oltre necessario alla Corte per esprimersi potrà solo contribuire in positivo alla distensione del dialogo.

Allo stesso tempo i sei paesi Ue che non hanno avallato l’indipendenza di Pristina (Spagna, Romania, Grecia, Cipro, Slovacchia, Malta e Portogallo) spingono perchè l’intero club europeo voti ora a favore del ricorso serbo. La contropartita potrebbe essere “ammorbidire” la posizione di Belgrado di netto rifiuto al dispiegamento della missione Ue in Kosovo, Eulex, senza una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che annulli la 1244/1999 ancora in vigore.

Un disegno – quello di una posizione unitaria dell’Ue in sede Onu sull’avance ‘giuridica’ serba – osteggiato “in primis” proprio dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza: Gran Bretagna e Francia. Insieme agli Usa sono tra i principali sponsor dell’indipendenza di Pristina e non gradicono affatto l’iniziativa di Belgrado. Scontato, invece, il sostegno di Cina e Russia.

Sull’altro versante del mappamondo “gran parte degli Stati membri dell’Organizzazione degli stati islamici (Oic) e della Lega araba sosterranno la nostra risoluzione” è il bottino che ha riportato il ministro del Lavoro e delle politiche sociali serbo, il musulmano Rasim Ljaijc, di ritorno da New York, dove ha partecipato ai paralleli lavori dell’Unicef.

Ci sono segnali per un cauto ottimismo, dunque, ma non per deporre le armi. Diplomatiche, s’intende.


una Rothschild diventa popolare

Settembre 19, 2008

Forse non c’è stata l’ondata di traslochi dal partito Democratico a quello Repubblicano, come molti aspettavano, dalle “Hillary Girls and Ladies” deluse dalla scelta di Barack Obama di non nominare la loro preferita come suo vice. Però c’è stata una defezione clamorosa che vale per mille: Lady Lynne Forester De Rothschild. Lady Lynne è stata un’importantissima raccoglitrice di fondi per la campagna della senatrice Hillary Clinton e fa parte della Commissione Politica Nazionale del Partito Democratico. Mercoledì ha annunciato che intende appoggiare la campagna di John McCain e Sarah Palin e che consegnerà le sue dimissioni alla commissione. Non se la sente di appoggiare la candidatura del senatore dell’Illinois, Barack Obama, percependolo come un “elitista”. Naturalmente, la campagna di Obama non ha perso tempo a prendere in giro una signora titolata che accusa Obama di elitismo. Quando tirano in ballo il suo nome e il suo marito, lei risponde: “Elitismo è uno stato mentale che non può essere misurato pesando il patrimonio di una persona. Trovo triste che il partito Democratico cerchi di giocare la carta delle classi sociali”.

Prima di sposare Rothschild, Lady Lynne era una “self-made woman” di successo. Viene da una famiglia della classe media del New Jersey. I suoi genitori hanno fatto doppi lavori per mandare quattro figli all’università. Le è stato insegnato che ciò era possibile perché vivevano nel miglior Paese del mondo dove potevano realizzare i loro sogni. “Trovo che sia vile da parte loro pensare che, in qualche modo, la mia opinione valga di meno perché ho vissuto una bella vita. Sì, sto vivendo una bella vita e voglio John McCain e Sarah Palin nella Casa Bianca perché credo che loro possano offrire ad altri americani la possibilità di costruirsi anche loro una vita migliore”. Per quanto riguarda le politiche sociali, dice di non temere che McCain e Palin facciano qualcosa contro i diritti delle donne (che sono protetti dalla Costituzione), ricordando di saper il fatto suo al riguardo, essendo laureata in Legge alla Columbia University. Pur avendo cambiando campo, come il senatore Lieberman, si considera tuttora una democratica. Cita Ronald Reagan che diceva: “Non sono io ad aver lasciato il Partito Democratico; è il partito Democratico che ha lasciato me”.

articolo di Sandra Giovanna Giacomazzi

pubblicato su: http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=197&id_art=7447&aa=2008


Giovane democrazia

Settembre 18, 2008

I bambini serbi del Kosovo nell’osppedale di Gracanica hanno mancanza di ossigeno e sono in pericolo di morte dopo che la dirigenza albanese separatista dalla Serbia ha comunicato che lascerà passare i rifornimenti di ossigeno inviati da Belgrado solo se il Kosovo viene riconosciuto come stato indipendente.

“Se volete che i vostri bambini e anziani vivano, se volete ossigeno, deve essere riconosciuto il Kosovo indipendente” cita il Dott. Stojan Sekulic ricevuto nell’ospedale generale di Gracanica.

Le autorità separatiste hanno sequestrato le bottiglie di ossigeno e il portavoce dell’UNMIK al confine con il Kosovo ha detto che il trasporto del materiale suddetto non disponeva di tutte le documentazioni necessarie. Il portavoce ha anche aggiunto che per entrare in Kosovo, l’autista avrebbe dovuto avere tutte le autorizzazioni necessarie del “ministero della salute” dell’autoproclamata nazione a quasi totalità albanese.


Gioventù bruciata

Settembre 17, 2008

Mosca, 17 set. (Adnkronos) – Una gang di otto satanisti russi e’ stata accusata di aver ucciso e mangiato quattro adolescenti nella regione di Yaroslav. Gli otto hanno riferito alla polizia di aver pugnalato le loro vittime 666 volte, in riferimento al numero del demonio, e di aver cotto parti dei loro corpi su un falo’ per poi mangiarli. Fra le ceneri di quel fuoco sono poi stati trovati ciuffi di capelli delle vittime.


Islamici troppo americani

Settembre 17, 2008

I problemi non sembrerebbero mai cessare per il Kosovo, soprattutto per quanto riguarda le trattative per il riconoscimento diplomatico della sua auto-proclamata indipendenza. Nel tentativo di arginare l’impasse nella quale è caduto tale processo, il ministro degli Esteri kosovaro  Skënder Hyseni si è recato il 10 settembre in visita in Arabia Saudita. Proprio qui, nella sede centrale a Jeddah, da due giorni si sta svolgendo l’annuale riunione dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, la quale, tramite una delegazione permanente nell’ONU, riunisce i rappresentanti di 57 Paesi che vanno dal Nord Africa al Sudest asiatico. Dall’autoproclamata secessione di Pristina avvenuta nello scorso febbraio, solo quattro di questi Stati membri hanno riconosciuto il nuovo Stato balcanico, cioè l’Albania (che tra l’altro si è momentaneamente ritirata dall’Organizzazione), la Turchia, l’Afghanistan e la Malesia. La vista di Hyseni avrebbe dovuto servire come slancio a favore di nuovi riconoscimenti, tenendo conto del fatto che il 90% della popolazione kosovara appartiene alla fede islamica.

Tuttavia niente del genere pare debba avvenire. Sebbene la Turchia abbia cercato di far includere la questione del Kosovo nel documento finale della riunione, la maggioranza degli Stati membri (in primis l’Azerbaigian, l’Egitto, il Sudan e l’Indonesia) si è mossa in direzione opposta, concedendo solo un formale appoggio al popolo kosovaro. Inoltre, intervistato dalla BBC, il Segretario Generale della Conferenza Islamica Ekmeledin Ihsanoglü ha tenuto a precisare che il riconoscimento diplomatico non dipende dall’Organizzazione in sé, ma dalla volontà particolare di ciascuno degli Stati membri. Giustificando in questi termini l’assenza di un appoggio in toto, scontato d’altronde fino a qualche mese fa, Ihsanoglü è andato ben oltre. Egli ha addirittura raccomandato alle autorità kosovare di pubblicizzare poco l’appartenenza religiosa del Kosovo, non dichiarando “a livello mondiale” la loro identità musulmana, limitandosi a quella nazionale kosovara.

Parole piene di significato, queste, che non nascondono il risentimento di vari Paesi musulmani nei confronti del Kosovo, proverbiale oramai per il suo orientamento filo-americano. Ma le dichiarazioni del succitato Segretario generale non possono e probabilmente non vogliono nascondere neanche la frammentazione che oggi esiste presso l’Organizzazione della Conferenza Islamica. In effetti Pristina sembra aver fatto i conti senza l’oste. Ai 46 Stati che fino ad oggi l’hanno riconosciuta non parrebbe che possano agevolmente seguire i 53 rimanenti della Conferenza Islamica, come da mesi il Kosovo spera. In gioco ci sono vari interessi geopolitici e, almeno in questa sede, il lobbying della  Russia (membro osservatore della Conferenza dal 2005) a favore della Serbia sembra ben riuscito. Se da una parte c’è l’Azerbaigian, che non vuole un “effetto domino” nel “suo” Kosovo (la regione secessionista del Nagorno-Karabakh), dall’altra c’è l’Iran, che almeno per il momento vuole mantenere cordiali rapporti con Mosca.

Tuttavia, nulla verrebbe dato per scontato. All’incondizionato appoggio che i due candidati alla Casa Bianca danno a Pristina, corrisponde anche un avanzamento positivo verso di lei da parte delle cancellerie europee. Ultimamente il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, in visita nella capitale kosovara, ha tenuto a sottolineare quanto sia importante che il Kosovo acceleri i sui passi più verso l’UE ed il Fondo Monetario Internazionale che verso istituzioni come l’ONU, dove domina l’ostruzionismo russo. Sembrerebbe che tali direzioni siano già state tracciate a Bruxelles, sebbene sulla questione l’Europa continui ad essere divisa. Il Kosovo infatti resta al centro di una diatriba dove sempre di più, soprattutto dopo gli eventi in Georgia, lo scontro Occidente-Russia appare netto. In sostanza, l’atteggiamento restio della Conferenza Islamica non fa che incalzare i due schieramenti. Il tema del vertice sopra menzionato s’intitola “L’Islam nel ventunesimo secolo”, e questo ci fa capire quanto possa non piacere a molti di questi Paesi l’orientamento occidentalista del Kosovo. Si tratta d’altronde di un fatto che, insieme alla preponderanza russa in tale sede, forse arriverà a chiarire anche all’establishment da quale parte cercare – piuttosto – il consenso….

Scritto da Edon Qesari – mercoledì 17 settembre 2008

pubblicato su: http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=22847&Itemid=28


Versione 1.0

Settembre 16, 2008